"Mi sono seduta dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"

29 maggio 2016

Gli occhi di Nino

Sebastiano è un giornalista e uno scrittore, ma  è soprattutto un amico.
Il 18 di maggio scrive, su Facebook, questo messaggio agghiacciante:
"Bastardi assassini. Si tengono due ore e mezza al pronto soccorso uno sotto infarto senza fargli nulla. Finché muore. Bastardi assassini. Hanno ammazzato mio fratello. Bastardi assassini."
E poco dopo: " Voglio vedere in galera i medici e i paramedici del pronto soccorso di Acireale che hanno ammazzato mio fratello. Bastardi assassini. Non è immaginabile che l'ambulanza si porta via uno con dolori al petto e formicolio al braccio sinistro, il paramedico capisce che ha bisogno di un elettrocardiogramma subito - e ne parliamo prima che vadano via da casa - e dopo due ore e mezza non gliel'abbiano ancora fatto. Assassini."
Poche ore più tardi Sebastiano inizia la sua battaglia, di cui si trova traccia su Repubblica, su La7 e su varie testate locali. Sebastiano è uno che non molla, non lo farà finché non avrà fatto chiarezza e ottenuto giustizia.
Per Nino, suo fratello, un uomo giovane con gli occhi pieni di vita e di gioia. Per tutte le vittime dell'indifferenza e dell'incompetenza di chi gestisce la sanità, di chi decide di chiudere ospedali e di tagliare le spese sanitarie, di chi dovrebbe curare e non lo fa.
Gli occhi di Nino si sono chiusi un giorno di maggio. Troppo presto. E si poteva evitare.


02 maggio 2016

Acquario, pesci e fritture miste

Qualche mese fa, dopo le dovute operazioni preparatorie (lunghe e articolate), la mia famiglia ha dato vita ad un acquario. Ero contraria e non ne ho fatto mistero, aspettavo solo di rimanere sola con le creaturine. Pregustavo la frittura mista. 
I tentativi per farmeli amare sono stati vari, uno dei quali prevedeva che io scegliessi i nomi; erano due maschi e quattro femmine e li ho chiamati Rocco, John, Ilona, Selene, Sasha Grey e Moana. Dopo pochissime settimane erano morti tutti e i miei figli hanno in quell'occasione stabilito, senza ombra di dubbio, che la prosaicità dei nomi ne era la causa principale. Segno evidente, la morte dell'ultimo proprio il giorno di Pasqua. Per rimediare,  i prossimi li avremmo dovuti chiamare come santi più o meno celebrati, chiedendomi peraltro - per gli stessi motivi descritti sopra - di dar loro i nomi. 

Ora abbiamo un acquario nuovamente abitato da due maschi e quattro femmine.
Si chiamano San Giovese, San Pei, San Itaria, San Pdoria, San Buca e San Tippe.



09 aprile 2016

Monologhi e bullismo

Nonostante gli accorati inviti giunti da ogni dove - da social, giornali, parenti e amici - a mostrare a scuola il monologo sul bullismo di Paola Cortellesi, nutro alcuni dubbi. Il monologo in questione, tratto da una puntata di "Laura e Paola" in onda su RaiUno da fine marzo, è magnifico. Toccante, profondo, asciutto e incisivo. Ma non so se lo farò vedere ai miei ragazzi.
La situazione commovente e intensa raccontata - magistralmente - dalla Cortellesi mi sembra che sia chiara  agli adulti, ma possa diventare un evento scivoloso per alcuni adolescenti.  I ragazzi delle scuole medie potrebbero cogliere soprattutto l'aspetto amaramente ridicolo del video e magari  notare i termini usati dai bulli per sbeffeggiare, finendo col riderci su. Le vittime di bullismo rischiano invece di mettersi a piangere davanti ai compagni, rendendosi ancor più vulnerabili di quanto già non siano. 
Parlare ai ragazzi delle medie è  cosa delicata, a volte basta una parola di troppo per creare disagi e alterare equilibri. Ci penserò ancora, ma credo che non glielo mostrerò. Nella nostra scuola, da anni, esiste un progetto contro il bullismo. Continuerò ad affidarmi a quello,  rimanendo una grande ammiratrice della Cortellesi e del suo bellissimo monologo.


27 gennaio 2016

La Memoria è una cosa seria

Come si fa a sperare nella pace quando anche il Giorno della Memoria diventa motivo di livore e frattura?
Non la troveremo, la pace, perennemente divisi in fazioni opposte, bisognosi di appartenere a una parte o ad un'altra, sentendoci incrollabilmente sicuri delle nostre ragioni. Senza mai un dubbio.
Le proprie verità e le proprie convinzioni diventano scranno da cui lanciare strali e maledizioni, invocando un'idea di giustizia che non prevede opinioni diverse. Dagli stadi ai banchi di scuola, dai social alle piazze, siamo un'umanità capacissima di sentenziare e di sostenere le proprie idee, ma incapace di ascoltare quelle degli altri. I rapporti diventano una grottesca imitazione delle tifoserie opposte che vedono in campo uno stesso gesto, ma lo condannano o lo giustificano a seconda del proprio colore. 
Sei milioni di  ebrei sterminati non si possono interpretare. E' un fatto che nessuno può e deve permettersi di mettere in discussione e la pace passa anche attraverso il ricordo; chi non ha vissuto quegli orrori ha il diritto e il dovere di conoscerli. 
Ma oltre la Memoria ci sono il presente e il futuro. E' qui che si incunea il dissenso, è nel presente che si insinua la lotta per costruire un futuro secondo la propria verità. La paragono ad un diamante: stessa pietra, molte facce. Vediamo bene quelle che abbiamo davanti, ci è preclusa la vista delle altre. Servirebbe uno sforzo, per vederla nella sua interezza, la verità. Ma non credo ci riusciremo mai.  Non finché saremo certi di avere la nostra in tasca.


15 gennaio 2016

Bruno, l'estate e il jazz

Si arriva in sala prove alla spicciolata, con un nuovo brano da preparare. E' uno standard che conosciamo, "Estate". Bellissimo, difficile da suonare bene. Le parti sono nuove per tutti.
Montiamo gli strumenti, li scaldiamo e ci intoniamo, sapendo che un brano nuovo è sempre una sfida che prevede il passaggio da una serie di disastri sonori. E infatti.
Già le prime battute hanno un effetto raccapricciante: sbagliamo il tempo, le pause, le note. Iniziamo di nuovo, sotto la guida paziente del nostro Maestro (mai maiuscola fu più meritata) che ci ferma e ci riporta indietro di una manciata di battute, solo le prime, più e più volte. E' sempre così con i brani nuovi, l'inizio è caotico, disorganico. Questa volta non fa eccezione, sembra che il pezzo non debba risultare nemmeno riconoscibile.
Poi, non si sa come, la magia. Da una ripetizione a un'altra, apparentemente senza motivo, le tessere vanno al loro posto, i suoni  si incastrano e  si inseguono creando qualcosa che prima non c'era, che torce l'anima e annacqua i sensi. Questo fa la musica, ti infila la mano nel torace e stringe forte, ti toglie il respiro e ti trasforma  in un liquido denso, brillante. Ti fa credere, in quel momento, di essere un musicista. Ieri sera è stato così, l'aria della sala prove si è riempita, per un attimo, di quella magia. 
Quella del jazz, della bossa, della musica. Quella vera.
Alessandro Collina Trio & Fabrizio Bosso - Estate


 

13 dicembre 2015

Nulla osta

Scuola, terza ora. Mentre racconto la lezione, uso un paio di termini che sento abitualmente da alunni e figli. Poco dopo lo faccio di nuovo, in modo inconsapevole.
Dal primo banco il gino di turno mi fa: "Prof, nonostante tutto sembra giovane!".

Nonostante. Tutto. 
Lo stanno ancora staccando dall'intonaco.



06 dicembre 2015

La forza delle piccole cose

Guardo le luci colorate del mio albero di Natale, cullata dalle musiche natalizie che, negli anni, ho collezionato. Sono belle le luci, rendono la casa un po' magica, creano atmosfere serene e vagamente buffe, se mi fermo ad ascoltare il breve ronzio che l'intermittenza produce. Sempre uguale. Rassicurante.

E poi. Poi mi viene in mente il resto. Il passato prossimo e il futuro. Il mondo. La sua - e la nostra - precarietà, mondo ostaggio di pochi  incapaci - nel migliore dei casi - o di assassini sanguinari, nel peggiore.  Immagini e pensieri che con lo spirito natalizio stridono in modo lacerante.  Mi interrogo sulla superficialità di questi gesti, di queste luci e di questi belletti stagionali che, a dispetto di tutto, continuiamo a ricercare. 

Alla fine la risposta è piccola, semplice: si fa tutto questo perché le tradizioni, scampoli di rituali primitivi e radicati, danno certezze.
Quello che succede fuori dalle mura della mia casa non cambia di una virgola se addobbo un albero e lo riempio di luci. Ma a me serve. Per ritagliarmi un angolo in cui nascondermi, in cui riprendere fiato grazie ad un sorriso o al ricordo di un sogno di bambina, prima di guardare negli occhi il mondo e la sua realtà. Una realtà che per me, nonostante tutto, è ancora un privilegio. 



05 novembre 2015

Preghiera laica




"Bologna mia, terreno così fertile di idee e umanità che chiunque incontri la tua anima mette radici anche se è di passaggio, ti prego, resisti alla mia generazione. Resisti a questa politica e a questo periodo storico. Resisti al disinteresse dei giovani e al rancore dei vecchi, alla dissoluzione dei valori che hai nutrito e propugnato per secoli. Bologna mia, che in giorni come questi ci avveleni di nostalgia, infondici anche l'antidoto. 
Bologna mia, resisti.
Resistici."

Fulvio S. 

Parole toccanti e accorate di un giovane uomo che sta assistendo a sgomberi forzati, chiusure di circoli e centri sociali storici, immigrati cacciati e maltrattati e a tutte le brutture che questa città, un tempo, era incapace anche solo di immaginare. 
Un giovane con tanti amici che, per fortuna, sono come lui. E sono la speranza.

27 ottobre 2015

Cinquecento euro di bonus non hanno mai ammazzato nessuno. Forse.


Non so ancora se la riforma della scuola sia una cosa buona, cattiva o media. Né se il bonus di 500 euro spendibili in varie forme da rendicontare al centesimo - ci mancherebbe altro e, per una volta, non sono ironica - sarà il giusto impulso per l'aggiornamento dei docenti. Una cosa però la so: ci sono tantissimi docenti che fanno il loro lavoro con coscienza. Non sto a declinare le attività extra scolastiche che ogni docente è chiamato a svolgere né le forme di aggiornamento che ognuno di noi sente il dovere di frequentare, ché è argomento fin troppo discusso e mai veramente compreso da chi insegnante non è. Ma conosco tanti, davvero tanti colleghi che lavorano per migliorarsi e per aggiornarsi e che lasciano più d'un segno positivo e importante non solo nella preparazione scolastica, ma anche nell'animo dei propri studenti. Immagino ci siano anche i docenti che "tirano a campare", come no. Un insegnante, però, non può farsi timbrare il cartellino  da un collega né riporre una pratica nel cassetto e fare un minuto di pausa se sta crollando. Ha di fronte un gruppo fin troppo numeroso di anime, di occhi e di cervelli di cui è responsabile - da ogni punto di vista - e ogni minima distrazione, ve lo assicuro, può trasformarsi in un prisma di catastrofi. Non ci sono modi giusti per descrivere in modo efficace il carico di tensione e di responsabilità che ci portiamo appresso da mattina a sera, davvero. Bonus, aggiornamento, valutazione, non sono altro che parole intorno ad una realtà che è molto più complessa e faticosa di quanto chi è al di fuori possa immaginare. Un insegnante è costantemente sotto processo e giudicato da genitori, studenti, collaboratori, dirigenti. E' un processo perenne, senza appelli e senza sconti di pena in caso di condanna. E non ci sono bonus o riforme che possano cambiarne il verdetto.

18 ottobre 2015

Il filosofo e la cioccolata


Ho posto uno stesso quesito ad alcuni uomini - pochissimi e selezionati - a cui tengo, pur se in modo e per motivi diversi. L'interrogativo quanto mai antico e irrisolto riguardava il motivo per cui i maschi,  con rare eccezioni, mettono in panchina donne intelligenti, profonde, colte e stimolanti (non necessariamente cozze, beninteso) perdendo ogni forma di raziocinio di fronte a un bel corpo. Poco importa se quel corpo è poco provvisto di tutto il resto.
Le risposte e le reazioni sono state molto diverse. In un paio di casi, quasi inquietanti. Una risposta in particolare mi ha colpito, forse quella più sincera: è tutta colpa del testosterone. L'esempio, diretto e disarmante, è stato che nessuno preferisce un libro di Schopenhauer a una tavoletta di cioccolato.
E, arrivata a questa età, realizzo che non sono stata mai un grande filosofo né una tavoletta di Lindt ma, alla faccia delle barbie di tutto il mondo, io sono fortunata. E felice.

(Ci vuole solo qualche istante per capire, guardando l'immagine. Non abbiate fretta)


28 agosto 2015

Scuola, interno giorno

Si ripresenta, con l'avvicinarsi di settembre (e non è un caso), la fastidiosa presenza del mio sogno ricorrente: la scuola. La scorsa notte ho toccato vertici di malessere altissimi. L'edificio scolastico era ancora sottosopra; l'ascensore portava a strani piani in cui i corridoi erano lunghi da non vederne la fine, ai lati le classi stracolme di alunni rumorosi e ribelli. Una classe in particolare, una nuova prima, mi provocava una frustrazione talmente forte da farmi stare male, da farmi fuggire dall'aula - e chi mi conosce sa che non ho mai avuto problemi di disciplina, nelle mie classi -. Ragazzi pericolosi, esasperanti, mobili rotti, finestre sfondate, esperimenti inquietanti in corso - strani animali allevati dietro l'ultima fila di banchi - e saletta per gli insegnanti di "ripresa  e recupero" (psicofisico, non didattico) fra l'aula e il corridoio. Inquietante, angosciante e per nulla aderente alla realtà, com'è ovvio. Ma la dice lunga sulla poca serenità con cui, a volte, si lavora. 
Bentornato, settembre. 

27 agosto 2015

Fragile

"Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza
senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza."  

Cesare Pavese

18 luglio 2015

Ossigeno

"Il tuo spazio nel mio cuore non lo può occupare nessuno, solo io so quanto sei importante per me. Ogni istante, da quando ti ho incontrata, ha la tua impronta. Dalle sere caldissime in cui ascoltavamo Satie ai granelli della spiaggia di Cesenatico..."

Le parole di un amico, a volte, arrivano al momento giusto. Ti inumidiscono gli occhi, ti raccontano che non tutti ti danno per scontata e che il tuo posto è radicato e spazioso. Serve, fa bene. Come l'aria per respirare.

Grazie, P.


02 luglio 2015

Arcobaleni e diritti

Pubblico questo post anche qui, dove i miei studenti - che per principio non inserisco fra i contatti dei social network - possono leggerlo. Perché nel confronto e nell'esempio ci credo davvero.

Non ho colorato l'avatar di Facebook con l'arcobaleno del Celebrate Pride, ma tutti conoscono il mio pensiero. Ci ho cresciuto i figli - e sono due ragazzi straordinari – nel profondo rispetto per gli altri e per i diritti di tutti. Ne sono fiera e penso sia molto più di un avatar colorato, che pure approvo e rispetto, felice di vederne tanti. Costruiamoci il futuro, nel rispetto. Passa anche da un avatar colorato, ma serve molto di più e occorre farlo insieme, ogni singolo giorno.



27 giugno 2015

Prima o poi gli altri siamo noi

L'orrore vissuto dai turisti europei a Tunisi è ciò che vivono, quotidianamente e da sempre, i profughi che gli stessi europei rifiutano. Loro non hanno aerei che possano rimpatriarli perché la loro patria è quell'orrore.

18 giugno 2015

Il domino nero

Giugno 2015. Non 1800, 2015. Cammino in una via centrale di Bologna quando vedo un bus ancora fermo, con le porte aperte, e un uomo di colore - va detto ed è importante - che correndo raggiunge il mezzo. In quel preciso momento l'autista chiude le porte. L'uomo bussa e si sbraccia. L'autista - lo vedo bene perché sono davanti al vetro anteriore - guarda lo specchietto retrovisore, poi il mancato passeggero, sorride cattivo e, senza riaprire le porte del bus, riparte. L'uomo rimasto a piedi, in tuta da lavoro, forse passerà un guaio per il ritardo. E non provateci neanche a dire che almeno una volta è capitato a tutti. In questo momento storico, e non è il primo, essere rom, profughi o neri è una condanna senza processo e senza appello. E forse lo stesso autista riserva ai neri campioni dello sport un'adorazione irragionevole, spesso rivolta a ragazzi viziati e senza reali meriti... Un lato indegno dell'uomo, mai veramente combattuto e superato. La cattiveria di chi ha potere - poco o tanto non fa differenza, nelle intenzioni - rispetto chi non può scegliere è diffusa e sbandierata come un pregio, come un punto d'orgoglio. Mentre guardo questo enorme dòmino ormai innescato provo una profonda vergogna. Non meritiamo di essere chiamati umani.

12 maggio 2015

Genesi

Avevo sei mesi quando mia madre - non le sarò mai grata abbastanza - mi ha letteralmente buttato in acqua da uno scoglio. Racconta che mio padre la guardò e le disse "Non lo farai davvero?".
Poi sono cresciuta un po'. E ho iniziato a trascorrere il tempo libero al porto. Rompevo le balle ai pompieri della caserma portuale,  divertendomi a suonare il campanello ogni volta che mi sbucciavo un gomito o un ginocchio, per farmi dare i cerotti.
Poi sono cresciuta ancora, e il mio parco giochi è diventato il cimitero ebraico. Io e mio fratello maggiore ci rincorrevamo fra le lapidi, inventando giochi e parlando coi fantasmi.
No, non sono cresciuta a Bologna. Non ci sono nemmeno nata. E non sono una persona comune né normale.



09 aprile 2015

Lapsus freudiani e fisica del suono

Stamattina, durante una lezione di acustica, ho detto "la produzione del suino".
Volevo dire suono, ovviamente, ma la dieta prolungata picchia duro.




15 marzo 2015

Nomen omen

Il mio fisiatra - ho problemi vertebrali da anni - si chiama Colonna. È bravissimo.
Spero che Maurizio Arrivabene sia, per la Ferrari, altrettanto azzeccato.

02 marzo 2015

Guardatevi negli occhi

Nonostante i social network e gli smartphone come surrogati di vita sociale, ci si continua a incontrare. Ci si vede per mangiare una pizza, per una cena o per un semplice incontro fra amici. Ma, fateci caso, ci si guarda poco negli occhi. Non parlo di quello sguardo rapido o superficiale col quale sfioriamo, senza mai toccarlo, chi ci circonda. E' lo sguardo fermo e profondo, mentre si parla e mentre si ascolta, che manca troppo spesso.
Ciò che si intuisce o si vede, guardando davvero negli occhi chi si ha di fronte, è impagabile. Si crea una comunicazione che va oltre le parole stesse, ci si affida a chi si ha davanti. Senza pudori o incertezze. Ci si accarezza il cervello e, qualche volta - nelle circostanze più belle e fortunate - anche l'anima.


Buoni consigli conditi col pallone

"Prof, guardi che l'olio di palma è calcerogeno!"

30 gennaio 2015

Sto così



Con il guscio un po' rotto e il gheriglio graffiato via.
That's what nuts are for. 

28 novembre 2014

Diamanti scolastici (le perle son già superate)

Dopo aver affermato con convinzione che i venerandi padri sono i papà in veranda, oggi - come infausta conseguenza di un esercizio sui nomi collettivi  e dopo essersi assestata su uno standard di semi correttezza con "gruppo di api: sciame" - la classe protagonista (si dice il peccato...) ha deciso che un gruppo di pini costituisce una pinacoteca.

Salvatemi.
Vi prego.


21 novembre 2014

Mano nella mano

C'è un valore, nel tenersi per mano, che va oltre i significati che siamo abituati ad attribuirgli. Due mani che si stringono o che si intrecciano anche solo pochi secondi si raccontano reciprocamente molte cose. Non lo si fa spesso, soprattutto se non c'è un rapporto consolidato o codificato.
Mi mancano le mani della gente. Mi sembrano così pochi quelli che riescono a vivere il contatto di due mani come un gesto spontaneo e normale. Come abbracciarsi, sfiorarsi, guardarsi negli occhi.
Molto più innocuo un "like". Ma dà tanto, tanto di meno.






27 ottobre 2014

Il diavolo veste altro

Da qualche giorno leggo e sento discorsi e anatemi vari contro la festa di halloween. Io non l'apprezzo, ma non certo per motivi religiosi o "satanici", spesso chiamati in causa. Haloween è quel che è. Fatto sta che gira da giorni un'intervista a padre Amorth, l'esorcista più amato dagli italiani, nella quale l'illustre prelato lancia cupe maledizioni a chi partecipa alle "celebrazioni" con costumi, feste,  zucche, dolciumi e diavolerie - è il caso di dire - assortite.
Ora aprite il giornale: decapitazioni, impiccagioni, bombardamenti a tappeto, accoltellamenti, corredati di video e descrizioni che definirebbe macabri anche lo staff di CSI. E ci sto andando leggera. Ed è così ogni singolo giorno, il mio è il brevissimo indice di un libro di violenze e nefandezze che l'uomo riscrive ogni giorno, con fantasia e inventiva. Arrivo alla fine della pagina del giornale di cui sopra, vedo la foto di bambini sorridenti travestiti da streghe e scheletri, con un sacchetto di caramelle in mano e mi si apre il cuore.
Ma. Tempo un secondo e il viso delle bambine mi rimanda ai party "minorenni e droga" di coloro che dovrebbero rappresentarci,  governarci e poteggerci. E domando ai bigotti che tuonano contro halloween dove sta, veramente,  il demonio e che abiti veste?

26 ottobre 2014

43002: un sms per denunciare episodi di droga e bullismo

Da lunedì 27 ottobre2014 il “Servizio SMS” è attivo il numero per la prevenzione ed il contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti e dei fenomeni di bullismo. Chiunque dal proprio cellulare può inviare anche in forma anonima, al numero gratuito, un sms per segnalare episodi di bullismo o di spaccio di sostanze stupefacenti. Il testo del messaggio deve essere preceduto dall’indicazione della provincia (“Bologna” o in forma abbreviata “BO”) in cui si è verificato l’evento da segnalare. Il sistema provvederà ad inoltrare automaticamente la segnalazione alla centrale operativa della locale Questura, per il pronto e successivo intervento del personale della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri.

Ho appena telefonato al 113 per essere certa dell’attivazione del servizio, ricevendo conferma e invito a diffondere il numero.

18 ottobre 2014

Effetti indesiderati

Stamattina in classe, sempre parlando del Romanticismo.
-  Prof, a me una volta per amore  m'è venuta la diarrea.

True love.

17 ottobre 2014

Inguaribili romantici

Raccontavo alla classe del Romanticismo, stamattina. Raccontavo dello Sturm und Drang, del Viandante sul mare di nebbia e della musica, intensa e sconvolgente,  di Wagner.
- Prof, io l'ho sentito nominare, Wagner. Ho letto che ha scritto un'opera che si chiama "Il cespuglio degli dei"!
- Ecco. Magari la prossima volta leggi meglio.

20 settembre 2014

Perle, sempre perle

Interno scuola.
Prendo il testo e chiedo alla classe a che argomento siamo arrivati.
Mano alzata prontamente, "all'animalismo, prof!".
All'animalismo. Siamo arrivati all'animalismo.
In effetti, di minimale c'è solo il ragionamento.

08 agosto 2014

La malinconia del sapore perduto

All'inizio la sensazione è forte. Intensa, prorompente. E' il momento più deciso, soddisfacente e pieno e il gusto della circostanza si gode fino in fondo, senza pensare al dopo. Senza riflettere sul momento in cui le cose sbiadiscono, fatalmente, perdono sapore, perdono freschezza.
Siamo abituati a vivere le cose come se non avessero fine, come se durasse sempre tutto con la stessa intensità e con lo stesso vigore e non ci rendiamo conto che, prima o poi, dovremo fare i conti con una profonda malinconia. La malinconia del sapore perduto. Quella che mi prende quando la gomma da masticare, dopo avermi deliziato le papille, non sa più di niente. 

Insomma, mica sempre si possono scrivere post seri, eh.

16 luglio 2014

Ciao Semola...





Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto
trattieni gli artigli e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli,
misti d'agata e metallo.
 
Charles Baudelaire

06 luglio 2014

Cosa vuole un neonato

Leggo questo articolo e rifletto sulla capacità di alcuni - davvero invidiabile -  di sapere esattamente cosa vuole un altro essere umano che si trova nella svantaggiosa condizione di neonato e, dunque, impossibilitato ad esprimere il proprio parere. "Un neonato vuole solo il seno della mamma", è il titolo che mi ha fatto fare un salto sulla sedia. Ma come? Io ho avuto in braccio, per tanti mesi, una neonata che non avevo partorito a cui ho dato con regolarità il biberon, anche di notte, guardandola negli occhi con un sorriso ebete e pieno di amore stampato in faccia. Avendo cura che il latte fosse tiepido al punto giusto, che lo prendesse con calma, con una manina nella mia, accarezzata e riscaldata come solo l'amore - anche solo di una zia - può scaldare. Occhi negli occhi, per tutta la durata del biberon e anche prima e anche dopo, al cambio del pannolino, con massaggio lieve e amorevole alla microscopica schiena, con parole sussurrate all'orecchio che solo io e lei potevamo sentire. E piccoli giochi, e ninna nanna e culla, e colori e stimoli e suoni. Ed era già ora del biberon successivo. E da capo, occhi negli occhi, carezze sulla piccola fronte e sulle manine protese verso chi le dava il nutrimento. Una semplice zia. Solo una zia, niente seno di mamma, gentili signore consigliere della parte cattolica del Pd. Immaginate quanto amore può dare una coppia - un qualunque genere di coppia -  che di questo sentimento ne condivide profondità e grandezza.
Quella bimba è cresciuta bene. Serena. Amatissima. I nostri sguardi, quando si incrociano, sono pieni dello stesso amore di allora. Quando, senza seno e con un biberon, era ancora neonata.



25 giugno 2014

Le perle degli esami

 Più avanti ci farò su una riflessione approfondita, ché l'argomento la merita.  Per ora mi limito a riportare quelle che definisco "Perle d'esami" fin dalla prima registrata ufficialmente alcuni anni fa, la celeberrima "Palma da zucchero".


"Da Milano a Roma ci sono tre chilometri".
(Reiterata, non è stato un lapsus)

 "Un intonaco per le armi".
(No, non lo so cosa volesse dire. Né ho avuto il coraggio di chiederglielo)

Scopro poco dopo che "Anche la torre EiNFel è lunga tre chilometri".
(Pronunciata così come l'ho scritta)

Goebbels diventa "Gobbel".
(Gobbel? Quale Gobbel?)

 "In quel periodo nascette anche Pirandello".
(Bolognese purosangue, no way)

"Nel sistema nervoso ci sono assoni e detriti".
(Eh, la raccolta differenziata)

"Vorrei parlare delle risorse petrolifiche".
(...)

 "Le centrali geotermiche bruciano l'acqua".
(Si deduce che per spegnere gli incendi si usi benzina)

"Gorbaciov ha teorizzato la deriva dei continenti".
(Ehm. Deve averlo confuso la macchia sulla fronte)

"L'attuale presidente russo è Vladimir Push".
 (Questa, come dice mio fratello, spinge davvero)

"Un paese che apparteneva alla Russia è la Cina".
(Stesso candidato)

"Il polline è un carattere dominante".
(Povero Mendel)

La Perla Del Giorno: "I patti lateranensi sono stati firmati da Mussolini e da Gesù".
(Qui ho avuto un malore)


20 giugno 2014

16 giugno 2014

Cosa manca

Cosa accade nella testa e nell'anima di un uomo - o di una donna - quando toglie la vita ad un figlio? Cosa manca, nel patrimonio genetico o nella "dotazione di base" di amore, compassione, protezione verso chi si ama, buon senso e autocontrollo in chi uccide, sapendo di farlo, persone che un attimo prima ha abbracciato e chiamato amore?
Cosa manca nella testa e nell'anima di chi uccide e poi esce a far la spesa, a guardare la partita con gli amici o prende un treno e va altrove? Sono le connessioni neurologiche che non ci sono? E' semplice - semplice? - superficialità? E' un equipaggiamento emotivo scadente o carente? Cosa manca nella testa di chi distrugge vite con lo stesso coltello con cui ha appena tagliato una torta di compleanno? 
Non metterò link a ciò che è accaduto ieri, i giornali ne sono fin troppo pieni ed io non reggo più l'angoscia di questi orrori. Ho sentito al tg, prima di cambiare canale, che anche gli inquirenti sono rimasti sconvolti. E dire che devono averne viste parecchie.
So che ci sono spiegazioni psichiatriche, scientifiche e sociologiche. Sono io che non riesco ad abbinarle agli eventi, all'idea di un bambino addormentato che suo padre sopprime subito prima di andare dagli amici a vedere la partita della nazionale di calcio. Come se niente fosse. O meglio, come se fosse un frame che si può cancellare. Come se bastasse, semplicemente, premere il tasto rewind.

09 giugno 2014

Il meglio deve ancora venire

Io: Ora qualche consiglio agli esaminandi.

Alunno: E che vuol dire "esaminandi"? Che mica son lessicale come voi.

Gli esami non sono ancora iniziati...

07 giugno 2014

Cominciamo bene

"Marx ha scritto la Costituzione italiana"
(e gli esami devono ancora iniziare...)

15 maggio 2014

Relazioni

Le relazioni umane, per me, sono fatte di condivisione quotidiana. Che non significa necessariamente "ogni giorno", ma implica una sorta di intimità degli avvenimenti, di condivisione, appunto, anche di piccole cose. Di continuità.
Mi fanno sorridere quelli che sostengono che un rapporto - di conoscenza in fieri o di amicizia in fase embrionale - si può definire tale dal numero di confidenze, o dalle condivisioni sporadiche, poi archiviate rapidamente per passare ad altro, ad altri. Ecco, manca la condivisione, appunto.
Non siamo più capaci di dire "ti voglio bene", "mi piace stare con te", "mi interessi", quasi come se dirlo significasse prendersi un impegno irrisolvibile e pesante, come fosse una proposta di matrimonio o una richiesta di amicizia a vita.
Non siamo più capaci di investire nelle relazioni.
Conosco persone - che mi interessano, mi piacciono, alle quali potrei arrivare a voler bene - che non riescono o non vogliono andare oltre la superficialità. Oltre la sporadicità. Raccontano cose personali, poi si perdono in un quotidiano che non comprende mai la condivisione, anche breve.
Mi dispiace per loro e mi dispiace per me. Le relazioni rendono ricchi e felici, anche e soprattutto quando ci si trova in difficoltà. Anche quando felici non si è. Anche quando la testa e il cuore hanno pesi da sopportare. Mi dispiace. 
Perché so cosa ci si perde.


Per P.

06 maggio 2014

Mai

Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere,
che rimanga con te oppure no, che ti ami o no,
da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido

05 maggio 2014

Cetre volte, a guardare troppi fantasy...

Terza ora di lezione. Un alunno comincia ad agitarsi, si guarda intorno, si agita sempre di più, alza la mano muovendola per attirare l'attenzione.

Io: Dimmi
Lui: Prof, esce della musica dal muro. Non è normale.
Io: No, non lo è.
Mi avvicino all'alunno e sento, molto lieve, della musica.
Lui (agitatissimo): Visto prof? Esce dal muro. Non è normale.
Io: Guardati in tasca, per favore.
Lui: Ops...

Aveva l'iPod acceso.




20 aprile 2014

Con una matita

Riempirei la pagina bianca che ho davanti. Senza chiedermi dove andare, con la curiosità un po' infantile che guida la mano, come se si aspettasse di vedere cosa verrà fuori dal segno. Forse ora sto scrivendo così: senza sapere dove sto andando e dove arriverò, con la stessa ingenua libertà di chi non ha niente da perdere, niente da dimostrare, niente da costruire. E' bello scrivere così. Il foglio bianco si riempie di contorni, di linee e di scarabocchi come quelli fatti al telefono, o mentre si fuma una sigaretta scrivendo la lista della spesa e la mente se ne va lontano dal latte e dalle uova, dalla frutta e dai cerotti da comprare la mattina dopo. Scrivere come quando si tamburella con le dita su una scrivania, senza connessione fra mente e mano. 
Tanto, alla fine, il senso non cambia di molto. Il vuoto resta vuoto e ciò che è pieno non cerca conferme. 



19 aprile 2014

Chiamami per nome

 Pronuncia il mio nome, ricordalo, ascoltalo nell'ora in cui la quiete sospesa del tramonto zittisce fretta e  pensieri. Nell'ora in cui i colori del cielo diventano sollievo fresco e magico, riportando i sogni in prima fila. 
E chiamami per nome. 

22 marzo 2014

And the winner is...


Scuola, ore 10,30.

Alunno: certe materie però sono così noiose...
Io: Sono fortunata, quella che insegno io è gradevole.
Alunno: No, è lei che la rende gradevole.

Oscar all'adulazione.


21 marzo 2014

La pena



Ancora non vuole crescere, questa parte di me. La parte infantile che ci rimane male quando non capisce chi ti mette da parte per qualcosa di meglio, chi ignora - magari non deliberatamente -, chi dedica tempo e attenzione per opportunismo. Per un tornaconto anche piccolo, anche solo apparente o effimero.
Non vuole crescere la parte di me che aspetta la condivisione e la complicità come un regalo. Come due bambini che si dividono la merenda o si promettono un pomeriggio di giochi, se la mamma vuole.
Ecco, quella parte non ha ancora capito che se ne deve andare. Anche se ho la certezza, e lo sa bene chi mi conosce a fondo, che è una parte inscindibile dall'adulta che sono diventata. E so di essere una donna molto impegnativa.
Sono parole semplici, le mie, al limite dell'insopportabile binomio malinconico - lamentoso. E fa molto "Sturm und Drang".  Non importa, non temo giudizi o battute: non fanno male. Non quanto la distrazione.