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11 gennaio 2012

Che bisogno c'è

Dettagli macabri e raccapriccianti, foto di macchie scure e di lenzuola sporche di violenza. Teli chiari usati come pietosi paraventi improvvisati. Visi sconvolti dal dolore o dal rimorso, tratti alterati dalla crudeltà o dallo strazio, processi e confessioni, ipotesi e speculazioni. Mazzi di fiori e pupazzi per terra, colorati ornamenti dell'orrore. Indagini improvvisate da personaggi televisivi riciclati come criminologi, avvocati o investigatori. Conduttori morbosamente trasformati in giudici, giornalisti inviati in luoghi di misfatti e crimini, spettinati dal vento di vicende atroci e irrisolte.
In un angolo, appoggiata al muro della disattenzione, la perdita vera. Quella che non ha titoli, né programmi, né voce.

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